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Cosa sono le fondazioni di origine bancaria

Sostengono attività filantropiche, cercando anche di coinvolgere le persone più giovani

Fino all’inizio degli anni Novanta in Italia molti istituti bancari, casse di risparmio e istituti di credito, oltre a fare attività bancaria vera e propria, come gestire sportelli, prestiti e raccogliere il risparmio, svolgevano funzioni sociali, assistenziali o di sviluppo locale, finanziando direttamente iniziative culturali, educative o appunto di assistenza. Nel 1990 venne però approvata la cosiddetta legge Amato con cui venivano contemporaneamente trasformate le banche in società per azioni e create le fondazioni di origine bancaria (FOB), comunemente note come fondazioni bancarie.

In questo modo venne separata la funzione commerciale della banca da quella sociale, e per quest’ultima vennero istituite le fondazioni bancarie come enti autonomi. Fino al 1998 tuttavia, prima della cosiddetta legge Ciampi, queste fondazioni mantennero un forte legame con le banche conferitarie (cioè le banche vere e proprie, da cui si erano separate con la legge Amato), soprattutto perché ne detenevano spesso la maggioranza del capitale. Con la legge Ciampi quindi venne completato il processo di separazione dei due ruoli e delle due funzioni, rendendo le fondazioni bancarie enti privati, autonomi, filantropici – cioè che non possono svolgere attività a scopo di profitto, ma devono lavorare nell’interesse della collettività – e separati dal sistema bancario.

Il regolamento del ministero dell’Economia e delle Finanze del 2004 definì più precisamente l’attività delle fondazioni, confermando che deve essere filantropica e di sviluppo sociale ed economico del territorio, e specificando i settori d’intervento: ricerca, istruzione, cultura, sanità, assistenza e valorizzazione dei beni culturali e ambientali. A trentacinque anni dalla legge Amato oggi le fondazioni di origine bancaria, che sono anche molto diverse per dimensione e ambito territoriale, lavorano in numerosi settori: dal welfare alla cultura, dall’innovazione alla sostenibilità, dall’educazione alla ricerca.

Secondo Acri, l’associazione che rappresenta le fondazioni di origine bancaria e le casse di risparmio associate, oggi le FOB sono tra i più assidui finanziatori istituzionali di questi settori, e quindi in attività filantropiche in Italia. Per documentarlo ogni anno dal 1995 pubblica un rapporto che è anche un bilancio approfondito di tutte le attività delle fondazioni. Acri nacque nel 1912 come associazione delle casse di risparmio italiane e oggi rappresenta 106 soci, fra cui 82 fondazioni di origine bancaria, undici società bancarie, otto associazioni territoriali di fondazioni e altri enti fra associazioni e fondazioni: è un’associazione volontaria, senza fini di lucro e apolitica.

Le fondazioni di origine bancaria oggi sostengono il cosiddetto “welfare di comunità”, cioè un modo di organizzare il benessere sociale che coinvolge attivamente tutte le componenti di una comunità: enti del Terzo settore, istituzioni, imprese e cittadini impegnati ad esempio nella cura delle fragilità. Le fondazioni finanziano progetti per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, per l’assistenza agli anziani, per la tutela dei minori e per il sostegno alle fasce più vulnerabili. Promuovono tra le altre cose la nascita delle cosiddette “fondazioni di comunità”, gli enti che raccolgono risorse dal territorio per rispondere a bisogni locali e far crescere la solidarietà all’interno di queste stesse comunità.

Le fondazioni di origine bancaria finanziano ogni anno il Fondo unico nazionale per i centri di servizio per il volontariato e partecipano alla loro gestione e amministrazione. Pur operando soprattutto a livello locale, molte fondazioni contribuiscono anche a iniziative nazionali coordinate da Acri, come il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, il Fondo per la repubblica digitale e la Fondazione con il Sud.

Tra i progetti recenti di Acri c’è anche il premio “GenP – Giovani che partecipano“, dedicato alle organizzazioni no profit che promuovono la partecipazione dei giovani, non solo come beneficiari, ma soprattutto nei processi decisionali, nella progettazione e nella realizzazione degli interventi. In occasione della prima edizione del premio, Acri ha promosso un’indagine sul tema: si chiama “Verso una nuova leadership del Terzo settore” ed è stata realizzata dal laboratorio di ricerca Percorsi di Secondo Welfare, insieme all’Osservatorio Statistico sul Terzo settore dell’Università di Milano-Bicocca. L’indagine, che è stata presentata il 9 dicembre durante l’evento dedicato ai vincitori del premio, è stata effettuata su tutti gli enti iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, dedicato alle attività nel secondo semestre del 2025.

In base ai dati raccolti dallo studio solo il 7,1 per cento degli enti del Terzo settore italiani è guidato da persone con meno di 35 anni (9.602 enti su più di 134mila), a fronte di un’età media dei legali rappresentanti di 58 anni. Tra gli enti del Terzo settore guidati da under 35 sono di più quelli guidati da donne (59,3 per cento) e da persone originarie della stessa provincia in cui l’organizzazione è attiva (71 per cento). Gli enti guidati da giovani sono anche di più recente costituzione: il 74 per cento è nato dopo il 2010 e quasi la metà dopo il 2020, perché molti giovani entrano nel Terzo settore creando nuove organizzazioni. Per quanto riguarda gli ambiti, sono gli stessi per gli enti guidati dagli under 35 e gli altri, con due importanti eccezioni: i giovani sono più attivi e contano di più nella cultura (76,2 per cento contro 66,2 per cento), ma meno nei servizi sociali (16,2 per cento contro 24,5 per cento).

Per quanto riguarda il premio “GenP – Giovani che partecipano”, 481 organizzazioni no profit hanno partecipato al bando di concorso lanciato a giugno 2025. Tra i candidati c’erano, tra gli altri, festival culturali e spazi di comunità, centri giovanili autogestiti e luoghi rigenerati che favoriscono l’aggregazione, progetti di cittadinanza attiva e legalità, e percorsi dedicati al benessere psicologico e alla transizione ecologica.

I vincitori del concorso sono Univox (di Bari), Congerie (di Montecassiano, in provincia di Macerata) e Lo Snodo (di Erba, in provincia di Como). Univox promuove un programma annuale di sensibilizzazione e supporto sulla salute mentale, con un forte coinvolgimento di volontari under 35. Congerie invece realizza “I fumi della fornace”, festival-laboratorio che si svolge in un’ex fornace attraverso arti performative e processi creativi guidati da oltre quaranta giovani. Lo Snodo infine gestisce un centro giovanile nato per riattivare la stazione ferroviaria locale, basato su partecipazione, aula studio e attività progettate e organizzate interamente da giovani volontari.

Un’immagine della premiazione di “GenP – Giovani che partecipano” (Acri)

Immagine di copertina: ©ACRI

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