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Le bambine spiegano perché non vogliono sposarsi

Attraverso una poesia: “Mi sposo quando voglio”, che parla del rifiuto dei matrimoni precoci

Il 29 maggio 2015 durante una conferenza l’attivista malawiana Memory Banda denunciò la pressione sociale che in Malawi spinge molte bambine a lasciare la scuola per sposarsi. Spiegò inoltre come l’istruzione sia lo strumento fondamentale per interrompere il ciclo di povertà e dipendenza delle minori. Lo fece partendo dalla poesia I Will Marry When I Want (“Mi sposo quando voglio”), scritta dalla tredicenne malawiana Eileen Piri, che rivendica il diritto delle ragazze a scegliere il proprio futuro. Questa poesia è stata recentemente scelta da ActionAid, organizzazione internazionale indipendente che si batte contro le disuguaglianze, per raccontare da un nuovo punto di vista la lotta ai matrimoni precoci: le bambine non sono soltanto vittime, ma possono essere potenziali protagoniste del cambiamento.

Nella poesia I Will Marry When I Want la protagonista è infatti la stessa Eileen che elenca tutte le persone (il padre, la madre, lo zio, la zia, il fratello e la sorella) che non possono, e non devono, costringerla a sposarsi. Eileen dice poi che non possono farlo neanche se la picchiano o la cacciano di casa, che si sposerà solo quando lo vorrà, soltanto dopo aver ottenuto un’istruzione adeguata, e soltanto quando sarà cresciuta.

I matrimoni precoci sono quelli in cui uno dei coniugi, quasi sempre la ragazza, è minorenne, o addirittura bambina. Sono considerati dalle Nazioni Unite una violazione dei diritti umani: causano abbandono scolastico, maggiore esposizione a violenze e abusi, isolamento sociale e perdita di autonomia. Le gravidanze precoci legate a queste unioni comportano inoltre rischi elevati. Le complicanze di gravidanza e parto sono infatti tra le principali cause di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni nel mondo. Secondo l’UNFPA (United Nations Population Fund, l’agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva) circa 12 milioni di ragazze si sposano ogni anno prima dei 18 anni, quindi, mediamente, si tratta di circa 33mila matrimoni precoci al giorno.

La distribuzione del fenomeno nel mondo non è omogenea: nell’Asia meridionale è presente il numero più alto di spose bambine (circa il 45 per cento del totale globale), mentre nell’Africa subsahariana si registrano i tassi più elevati, con circa una ragazza o una bambina su tre sposata prima dei 18 anni. Ciò avviene nonostante questi matrimoni siano formalmente proibiti nella maggior parte degli stati del mondo: continuano a essere praticati perché la legge non viene applicata in modo efficace. Prevalgono tradizioni sociali in contesti di povertà e scarso accesso all’istruzione: spesso le famiglie danno in sposa le figlie per ragioni di sopravvivenza.

ActionAid ha realizzato una campagna di comunicazione in cui, mentre la voce fuori campo di una giovane studentessa ugandese recita la poesia I Will Marry When I Want di Eileen Piri, lei e altre studentesse distruggono oggetti tradizionalmente legati al matrimonio, come vestiti da sposa, bouquet, sedie cerimoniali, in segno di rifiuto e liberazione da una pratica come quella dei matrimoni precoci che toglie loro infanzia e libertà. Le protagoniste non sono attrici professioniste, ma appunto bambine coinvolte nei progetti di ActionAid in Uganda e che frequentano scuole sostenute dall’organizzazione. Le immagini sono girate nel distretto di Namutumba, sempre in Uganda, una delle aree dove il fenomeno dei matrimoni precoci è più diffuso. Il video è stato diretto dal regista sudafricano Zee Ntuli. La colonna sonora è il brano “Selfish Soul” della musicista, cantante, compositrice e produttrice statunitense Sudan Archives.

Il video della campagna I Will Marry When I Want – Fermiamo insieme i matrimoni precoci di ActionAid

ActionAid è un’organizzazione internazionale indipendente, presente in oltre 40 paesi e in Italia dal 1989, che si impegna ogni giorno tramite l’adozione a distanza per portare un cambiamento concreto e duraturo nelle comunità in cui queste bambine vivono. Quello di ActionAid è un sostegno di medio-lungo periodo e può essere uno strumento efficace per contrastare i matrimoni precoci, che spesso sono combinati dalle famiglie delle minori. Non è infatti soltanto un sostegno diretto alle bambine, che garantisce loro per esempio la possibilità di avere un’istruzione, ma anche alle loro famiglie che, ricevendo questo tipo di sostegno, sono meno propense a ricorrere a questa pratica. E non si tratta di un sostegno esclusivamente economico ma di un lavoro di sensibilizzazione su tutta la comunità. Attraverso l’accesso all’istruzione e il sostegno economico all’autodeterminazione e all’emancipazione (il cosiddetto empowerment) non solo di bambine e ragazze, questo lavoro contribuisce a interrompere il ciclo di povertà delle famiglie e portare a un cambiamento positivo per tutta la società.

In molti paesi in cui i matrimoni fra minori e adulti sono una pratica diffusa, ActionAid interviene in maniera diretta, oltre che a fianco delle piccole organizzazioni locali che combattono contro ogni forma di violenza e cercano di dare protezione a chi riesce a fuggire da questo destino. Lo fa sempre con personale del posto: capita talvolta che gli operatori locali di ActionAid siano persone cresciute all’interno di progetti dell’organizzazione. I fondi raccolti tramite l’adozione a distanza servono anche a evitare che la pratica dei matrimoni precoci venga perpetuata. Per adottare una bambina a distanza e aiutare ActionAid bastano 25 euro al mese, poco più di 80 centesimi al giorno. Lo si può fare facilmente anche online, da questa pagina.

In linea con l’approccio della campagna, che vuole dare voce e mettere al centro le bambine, renderle parte attiva nel rivendicare un futuro libero e realizzato, ActionAid ha chiesto alle ragazze che studiano nelle sue scuole di raccontare in una cartolina, attraverso le parole o con un disegno, che cosa cambierebbero perché tutte le bambine e le donne del mondo possano avere un futuro libero e realizzato, e che futuro sognano per se stesse e tutte le altre ragazze. A partire da queste cartoline ActionAid ha realizzato un’installazione che sarà possibile vedere a Milano fino al 21 marzo alla Fabbrica del Vapore all’interno del MUPA, Il Museo del Patriarcato che denuncia la violenza maschile contro le donne. Ecco alcune di queste cartoline:

La cartolina che racconta il punto di vista di Lamja sui matrimoni precoci (ActionAid)
La cartolina che racconta il punto di vista di Aarati sui matrimoni precoci (ActionAid)
La cartolina che racconta il punto di vista di Neha sui matrimoni precoci (ActionAid)
La cartolina che racconta il punto di vista di Isnat sui matrimoni precoci (ActionAid)
La cartolina che racconta il punto di vista di Jannati sui matrimoni precoci (ActionAid)
La cartolina che racconta il punto di vista di Mariya sui matrimoni precoci (ActionAid)
La cartolina che racconta il punto di vista di Shamima sui matrimoni precoci (ActionAid)
La cartolina che racconta il punto di vista di Esma sui matrimoni precoci (ActionAid)
La cartolina che racconta il punto di vista di Mevisi sui matrimoni precoci (ActionAid)
La cartolina che racconta il punto di vista di Tabassum sui matrimoni precoci (ActionAid)

Immagine di copertina: Particolare di una delle cartoline delle ragazze che studiano nelle scuole di ActionAid

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