
Quando abbiamo iniziato a curare i denti
E come dovremmo farlo adesso: i problemi della bocca possono essere segnali di altri problemi di salute
Secondo alcune ricerche, la prima traccia di un intervento dentistico contro la carie si troverebbe su un molare appartenuto a uno scheletro risalente al 12.000 a.C. circa, scoperto nel 1988 vicino a Belluno. Presenta striature e scheggiature compatibili con l’uso di una pietra appuntita impiegata per grattare via la parte cariata. Già in epoche remotissime quindi gli esseri umani tentavano interventi meccanici per curare i problemi della bocca, ma i progressi in tale senso furono molto lenti. La prima vera otturazione conosciuta risale infatti a circa 6.500 anni fa: un canino ritrovato in Slovenia, dopo la rimozione di una carie, venne riempito con cera d’api probabilmente per ridurre dolore e sensibilità.
Un approccio più professionale all’odontoiatria si può far risalire all’antico Egitto: i papiri medici egizi (come quello di Ebers) descrivono per esempio trattamenti per il mal di denti, preparati analgesici e diagnosi di infezioni gengivali. In epoca romana si arrivò a una sorta di specializzazione dei dentisti all’interno della professione medica e si svilupparono tecniche sorprendentemente avanzate. L’enciclopedista Aulo Cornelio Celso nel suo De medicina racconta, tra le altre cose, di strumenti per le estrazioni e di cure per ascessi dentali. Tra i resti umani di quel periodo sono inoltre state trovate protesi dentali in oro e ponti artificiali.
Nel Medioevo ai medici collegati alla Chiesa e alle università fu vietato “versare sangue” per ragioni religiose, e quindi anche effettuare estrazioni dentarie. Si diffusero quindi i cosiddetti “barbieri-chirurghi” ai quali, per capacità manuali e pratica con gli strumenti, ci si rivolgeva per semplici interventi chirurgici, come estrarre un dente malato. L’odontoiatria moderna nacque tra il Diciottesimo e il Diciannovesimo secolo, quando la cura dei denti passò da pratica artigianale a vera disciplina medica scientifica: precursore di questa svolta è considerato il medico francese Pierre Fauchard che nel 1728 pubblicò il libro Le Chirurgien Dentiste. Per la prima volta vennero sistematizzati anatomia dei denti, cause della carie, strumenti specializzati, tecniche di otturazione e protesi e apparecchi ortodontici primitivi.
Un ulteriore progresso nel campo ci fu nella seconda metà dell’Ottocento quando il dentista William T. G. Morton dimostrò che l’etere poteva essere utilizzato per l’anestesia durante i trattamenti dentali, fino ad allora molto dolorosi. Nel corso del Novecento, per quanto riguarda le cure, l’odontoiatria ha seguito gli sviluppi tecnologici, sia nelle tecniche che nell’evoluzione dei materiali. Sono stati fatti però grandi passi avanti anche nel campo della prevenzione: è aumentata la consapevolezza delle abitudini da evitare e delle pratiche consigliate (fra cui quella più banale è lavarsi i denti) per mantenere una bocca sana.
Nonostante nel campo della prevenzione si siano fatti grandi progressi rispetto al passato la salute orale è oggi ancora spesso sottovalutata. La si confonde con l’igiene orale, che è appunto l’insieme delle pratiche quotidiane per pulire la bocca e rimuovere placca e batteri. Con salute orale si intende invece il benessere complessivo della bocca, e non solo, ad esempio, l’assenza di carie. Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, riguarda la capacità di svolgere normalmente funzioni fondamentali come mangiare, parlare, sorridere e socializzare senza dolore, infezioni o disagi.
La salute orale è legata anche al benessere generale. Infatti i microrganismi patogeni presenti nel cavo orale non solo compromettono la salute orale, ma possono influenzare negativamente la salute del resto del corpo. Problemi di salute orale possono inoltre essere spia di problemi di salute generale dell’organismo, come diabete e carenze vitaminiche. Un esempio importante è quello delle gengiviti, soprattutto le parodontiti, quando le gengive infiammate diventano più permeabili, permettendo a batteri e sostanze infiammatorie di entrare nel sangue e contribuire a un’infiammazione generale dell’organismo. Questo processo può essere associato a un maggior rischio di problemi cardiovascolari, respiratori e metabolici, anche se l’infezione non “si diffonde” direttamente come una malattia contagiosa.
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